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Luglio

Mario Velocci Scultore, tra acciaio e sacralità

Sino a mercoledì 9 agosto 2023, negli spazi della Basilica di San Celso a Milano, si visita Mario Velocci Scultore, la prima personale milanese dell’artista Mario Velocci (1949, Monte San Giovanni Campano, Frosinone). L’esposizione è curata dal critico d’arte Giorgio Verzotti ed è allestita dall’architetto Giuseppe Chigiotti.

La mostra è organizzata dalla Fondazione Mastrantoni con il supporto dell’Antica Tenuta Palombo ed è realizzata in collaborazione con l’associazione culturale no profit Isorropia Homegallery.

La storia di Mario Velocci Scultore

Mario Velocci Scultore presenta una selezione di opere che documentano una parte della prolifica e variegata attività artistica di Mario Velocci, iniziata nei primi anni settanta e che continua tutt’ora. La selezione di opere allestite nello spazio dell’antica basilica e nel giardino si concentrano su sculture e bassorilievi che Velocci ha realizzato in acciaio.

L’artista negli anni si è volutamente tenuto al di fuori di gruppi e tendenze per realizzare sculture singolari: la sua poetica non prevede lo sviluppo volumetrico dell’opera tridimensionale ma, all’opposto, la sua riduzione a strutture portanti essenziali ed elementi quali aste vibratili, filiformi, che nello spazio aperto o al tocco dell’osservatore risuonano. Nell’opera tridimensionale come nei bassorilievi, questo fattore sonoro non assimila il riduzionismo di Velocci a un grado zero dell’espressività come nella scultura minimalista, ma la amplifica giocando al connubio fra solidità dei materiali, per lo più metalli, con l’immaterialità delle risonanze che producono.

«Nelle opere di Mario Velocci – spiega Giorgio Verzotti – l’impressione è quella di vedere rivelata la struttura segreta di un meccanismo complesso ma estremamente ordinato, reso compatto dall’impiego di bulloni, viti a farfalla, tasselli e quant’altro; a osservare meglio si svela la loro funzione segreta perché sembrano proprio le strutture interne di strani strumenti musicali mancanti della loro cassa armonica».

L’allestimento, concepito per la Basilica di San Celso, non intende sovrapporsi all’architettura romanica dell’edificio, ma dialogare con essa sottolineandone l’insita sacralità. Le stesse opere di Velocci, in virtù della loro monumentalità, si prestano a convivere armoniosamente con l’architettura sacra del luogo. Nella sua produzione, Velocci si confronta spesso con l’ambiente circostante, com’è evidente anche nel parco La Collina Sonora, dove le sue sculture si fondono con il paesaggio della Valle di Comino.

Il percorso espositivo comincia nel giardino, affacciato su Corso Italia. A ridosso dell’inferriata prende vita Colonna Sonora (2023), scultura alta più di 4 metri che marca verticalmente l’ingresso del luogo sacro. In fondo al vialetto d’accesso si trova Spazio, Segno, Suono (1989) e Ucceli in morsa (1969). Le sculture, in ferro, legno e acciaio, attivano un costante canale di comunicazione fra l’esterno e l’interno della Basilica.

All’interno si trova Libero Sonoro (1986), una scultura che riprende il tema delle lapidi che spesso emergono dalle pavimentazioni delle chiese, e Libro (1977), che richiama l’idea della tomba. Sulla navata destra si trova Pagine (1992), plasmata in ferro e acciaio, composta da aste filiformi intrecciate, lascia visibili le antiche lapidi sulle pareti della navata, consentendo al visitatore di leggere il tessuto della Basilica. Procedendo verso l’altare, contro la parete della navata, si incontra un pannello di supporto con il primo dei polittici pensati per l’allestimento, che riunisce tre opere: al centro, Partitura sonora (2016), scultura in cui convivono materiali diversi come il cartone e l’acciaio; ai lati, due sculture complementari di uguali dimensioni e dallo stesso titolo, Coronarte (2020). Si tratta di due opere parietali quadrangolari realizzate in carta, matita e pastello e disposte a lato dell’opera centrale, come le figure di due santi rispetto alla Madonna nell’iconografia cristiana. Sul muro a destra dell’altare, nascosta in una nicchia, una Madonna di stile bizantino realizzata nel 1473 dal pittore lombardo Stefano Fedeli. Le opere di Velocci e le opere d’arte sacra rinascimentale convivono così negli stessi spazi, intessendo uno scambio che attraversa secoli, stili e materiali diversi.

Guardando verso l’altare, si trova Spazio, Segno, Suono (1982), scultura in corten e acciaio alta quasi tre metri che – con la sua accentuata verticalità – chiude la navata destra proiettando la visita verso l’altare.
Sopra l’altare in pietra, ai lati, come candelabri cerimoniali, tre opere che ribadiscono e amplificano la verticalità: a destra, Il Suono della Terra (1987), alta oltre due metri e realizzata in ferro e acciaio; e a sinistra, accostate, due sculture intitolate entrambe Spazio Sonoro (2017), alte tre metri ciascuna e realizzate in acciaio, ferro e corten.

Passando davanti all’altare e inoltrandosi nella navata sinistra, contro la parete si trova un secondo pannello che supporta Partitura Sonora (2022), pentagramma in ferro e acciaio collocato sotto un affresco ritraente una Madonna benedicente con bambino in trono, realizzato da un autore ignoto nel XV secolo. Subito dopo è collocata la filiforme Semicroma(2003). Sulla parete della navata sinistra, un terzo pannello nasconde il confessionale supportando Sinfonia (2017), plasmata in ferro e acciaio.

La mostra è occasione per presentare in anteprima il volume La Collina Sonora, con testi di Stefano Bucci, Giorgio Verzotti e fotografie di Lidia Bagnara, che documentano le opere dell’artista realizzate per la Fondazione Mastrantoni ed esposte in permanenza nel parco delle sculture di Atina, nella Valle di Comino, spettacolare angolo della provincia di Frosinone, presso l’Antica Tenuta Palombo. Un video in mostra racconta il progetto.

Dice Pier Paolo Mastrantoni, presidente della Fondazione Mastrantoni: “Siamo felici ed emozionati di portare a Milano il lavoro di Mario Velocci, artista prolifico e di grande forza creativa. Questa mostra avviene nell’anno di apertura della Collina Sonora, parco monografico di grandi sculture di Velocci, che dialogano con le vigne, le colline e la luce di una terra cui l’artista è così profondamente legato. Allestita in uno spazio di grande forza spirituale, questo progetto è nelle nostre intenzioni un invito a conoscere meglio il lavoro di un artista speciale e un territorio intero”.

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