27th

Febbraio

Una luce Balla sull’Arte Italiana

Chissà se Giacomo Balla si sarebbe mai aspettato di assistere ad una mostra a Palazzo Reale interamente dedicata a lui nella roccaforte dell’illustre compare futurista Boccioni.
Milano sbaraglia infatti la concorrenza e anticipa le celebrazioni che a partire dalla fine dell’anno e dall’inizio del 2009 festeggeranno in tutto il mondo il centenario del movimento artistico che germinò in Italia. Artefici di tale impresa furono appunto Balla – Boccioni, ovvero la coppia Coppi – Bartali dell’Arte italiana.

SOLE E LUNA – Se Boccioni fu il teorico del movimento (firmando il Manifesto della Pittura Futurista nel 1910), Balla ne fu lo “scienziato”, l’occhio attento e la mano pratica che trasformarono il movimento, la velocità, la luce in pittura. Se Boccioni fu l’anima tormentata del Futurismo, Balla incarnò invece quella solare e gioiosa, con quell’instancabile esplorazione cromatica e tematica dei suoi lavori. Insomma, se i due rappresentano il sole e la luna, ora, la luce del Futurismo splende su questo nostro panorama artistico meneghino.

UOMO DI SCIENZA, UOMO DI ARTE – La dimensione ludica del lavoro di Balla emerge da subito nel percorso di Palazzo Reale: un bell’esempio è il quadro Lavorano, mangiano, ritornano. Per trovare però lo studio del movimento tanto caro all’artista scomparso nel 1958, si deve però varcare la soglia della sala successiva. Nulla al mondo sembra sfuggire alla ricerca dell’artista. I voli di rondine, i movimenti dei pianeti, le automobili, gli abiti, le scene teatrali, le stagioni, lo scontro tra oscurantismo e scienza: tutto si traduce in linee, colori, luci. L’approccio di Balla alla pittura è scientifico, non lirico. Scoprire le regole dei fenomeni non toglie loro poesia, ma ne aumenta la ricchezza.


EQUILIBRIO SBALLATO – L’Assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi sottolinea la cura dell’allestimento. “Si tratta di una mostra tesissima, in cui i dipinti si mandano energia, l’uno verso l’altro. L’allestimento è assolutamente futurista“. Concretamente, significa che le sale di Palazzo Reale sono trasformate: le pareti a cui sono appesi i quadri sono inclinate, al soffito sono stesi teli candidi: lo spazio e la sua percezione sono modificati, quasi vien meno l’equilibrio. Quale miglior omaggio all’arte futurista, se non constatare che in questa mostra persino le pareti sono in movimento?

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