22nd

Ottobre

Intervista con Giorgio V. (Acetone)

“Ho iniziato a comprare tanta musica ben prima di avere l’idea di fare il dj”, racconta Giorgio V. a chi gli chiede com’è iniziata la sua carriera in console. “La mia paghetta era intorno alle 50.000 lire, con cui compravo 5 dischi. Se gli amici andavano a mangiare la pizza, andavo a trovarli dopo, perché finivo quasi sempre tutti i soldi in dischi. Perché? Semplice. Non sapevo certo che avrei fatto il dj nella vita, ma senza quel disco lì non potevo mica stare“, spiega.

Giorgio V. è un professionista della console affermato, dj resident, tra gli altri de Le Vele di Alassio e da qualche tempo pure un produttore di successo con il team di Acetone, la label di Maurizio Nari e Jens Lissat. Quest’etichetta italiana dà spazio prima di tutto alla creatività di Steve Tosi, Giorgio V., Max Magnani e  Sandro Puddu. L’Acetone Radio Show, insieme alle tante tracce della label, fa ballare mezzo mondo e pure l’Italia, presto sulle frequenze di Radio Studio Più. Tra le più recenti release di questa realtà: Nari & Stylus Rob – “Funky Chop” e Sandro Puddu – “Play that Game”… e pure “Out of Touch“. di Giorgio V., un pezzo perfetto per mettere insieme passato e futuro della dance… come tutte le release di Acetone, che è specializzata in funky house di qualità assoluta.

Ma che deve per per Giorgio V. un ragazzo che sogna la console?

“Non voglio dare consigli ‘concreti’ a chi vuol provare a fare il dj, non mi sembra servano. Credo invece serva prima di tutto una passione assoluta per la musica, che è la base per farsi una vera cultura musicale. La tecnica conta, la cultura musicale è più importante”.

Come hai iniziato tu?

“Per caso. Perché si può diventare dj per caso, purché la musica sia una parte fondamentale per la tua vita. Quella è la scelta, consapevole o meno. Ero a Bali, dove avevo lavorato a lungo in centro immersioni come istruttore sub. Avevo comprato un bel po’ di parei, bellissimi, per poterli poi rivendere. Già che c’ero, come quando ero ragazzino, avevo comprato un sacco di cd, che allora lì costavano pochissimo, appena 1500 lire. Quando sono tornato in Italia ho spedito tutto… e avevo un bel po’ di parei bellissimi da vendere. Una mia amica, che ha un bel disco bar a Vulcano, una delle isole Eolie, mi dice: perché non vieni a vendere i tuoi parei a Vulcano? L’idea mi sembrava buona e sono partito. Visto che ero lì e visto che avevo un sacco di musica, ho iniziato a proporla, la sera. Di giorno parei, la sera musica. Non era affatto male. Ripeto: tutto è successo un po’ per caso ma è tutto partito dalla musica. Non dal glamour della console e da chissà quali guadagni “.

Come mai credi che la cultura musicale sia fondamentale per un dj?

“Il palcoscenico, come è capito a me, può arrivare per caso… Ma se non sei davvero preparato dal punto di vista musicale, fallisci. Infatti non te la danno mai due volte la console. Gli orizzonti musicali devono sempre essere aperti, anche prima di iniziare a lavorare davvero. In un negozio di strumenti musicali qualche giorno fa ho incontrato un ragazzo che mi dice: ‘devo fare una serata anni ’70 – ’80’, puoi armi qualche titolo?’. Sono rimasto spiazzato. Ovviamente gli ho detto di guardare i primi posti delle classifiche dei vari anni e comprarsi le varie tracce… ma è grave. Se vuoi fare il dj e non conosci affatto due decadi così importanti, non può andar bene. Vuol dire partire dal terzo gradino. E oggi, come ieri del resto, bisogna almeno essere al primo e per poi provare a fare sempre meglio”.

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Redazione Milano da bere.

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