22nd

Ottobre

Stefano Pizzi. Tra Belle Arti e cultura

Nelle mie peregrinazioni giornalistiche ho incontrato un altro personaggio eccezionale, il professor Stefano Pizzi; parlare con lui è un piacere, seduti al tavolo del mitico Jamaica.

Il Prof è stato per tantissimi anni Titolare di Cattedra di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Brera, responsabile delle Relazioni Esterne e ha anche ricoperto la carica di Vicedirettore e Responsabile delle Relazioni Internazionali. 

Nel corso degli anni ’70 ha partecipato attivamente alle iniziative del Movimento Studentesco e al dibattito interno ai fenomeni della Nuova Sinistra. 

Animatore di istanze culturali, dalla fine di quel decennio a tutt’oggi conduce una costante attività espositiva attraverso mostre personali e rassegne nazionali ed internazionali alle quali è di volta in volta invitato. 

L’itinerario della sua ricerca ha sempre teso a sviluppare un confronto tra la pittura e il suo supporto che tecnicamente si esplica nel dialogo tra l’iconografia dipinta e quella dei materiali sui quali opera. Questa dialettica tra soggetto e contesto, significato e significante, lo ha contraddistinto all’interno del sistema dell’arte verso il quale ha sempre assunto una posizione critica se non antagonista. 

La precoce scelta della docenza accademica si è rivelata uno stimolo ulteriore alla partecipazione al dibattito artistico contemporaneo con la costante presenza a convegni, seminari, workshop.Le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private.

Segnalato da Flavio Caroli sul Catalogo della Pittura Italiana Mondadori e dal Corriere della Sera tra i migliori pittori degli anni ‘80 ha realizzato nel 1985, in anticipo sui tempi, per il Coordinamento Donne CGIL CISL UIL un manifesto e una cartolina a favore del testo integrale della legge sulla violenza alle donne. La sua presenza e quella delle sue opere e del suo impegno nei vari settori è a carattere nazionale e internazionale; il Prof è un evergreen, la sua testa e il suo cuore sono caratterizzati da un dinamismo e da una curiosità che non hanno età, né confini, né finiscono di stupire.

Elegantissimo con un tocco di eclettismo, il Prof ama i gatti, la loro vita e il loro comportamento e quello che trasmettono ma con lui vogliamo scoprire l’Accademia di Belle Arti di Brera e il suo percorso nel difficile mondo dell’arte.

 “È cambiato il mondo, prima c’era un’atmosfera diversa” – dice il professor Pizzi – “il problema degli artisti era la sopravvivenza e al Jamaica si scambiavano quadri in cambio della cena, si faceva la spesa con il baratto, i collezionisti arrivavano all’Accademia, dove incontravano i giovani artisti, guidati da professori che erano tra i più importanti intellettuali del Paese. Fino al 1976 Brera era così, c’erano due Premi importanti, il Lubian e il Durini, oggi ce ne sono tantissimi, con maggiori budget, prima il collezionismo era colto, appassionato, oggi, invece, è più speculativo come il finto mecenatismo aziendale. Il movimento studentesco è scomparso, negli anni ‘70 era molto sentito, come i conflitti sociali, difficile che un periodo simile si ripeta in Italia”.

Come è il suo approccio con gli studenti oggi, nell’epoca delle nuove tecnologie?

“Come accademico ho cercato di essere coerente mantenendo un comportamento etico che coinvolgesse sempre gli studenti in varie iniziative artistiche e sociali, attualmente, però, la comunicazione è cambiata e cerchiamo di adattarci al salto tecnologico con diversi profili social”.

Quali sono i suoi artisti preferiti?

“Amo i grandi maestri del 300, e a seguire tutti quelli definiti perdenti, coloro che non erano nel sistema, ogni periodo storico ha avuto i suoi, perché insegnano tramite le immagini delle loro opere e i loro scritti a pensare e a mettersi in discussione. Non mi piace uniformarmi: l’importante è riflettere e farsi una propria opinione ed è questo che cerco di trasmettere ai ragazzi, ad usare la propria testa, a superare gli schemi e le ghettizzazioni”.

Come è il panorama studentesco oggi?

“L’Accademia ha sempre avuto una maggioranza femminile, il numero di allievi è passato da meno di 600 nei primi anni 70 a 800 nel 78, dopo gli anni 80 è iniziata l’impennata delle iscrizioni. L’informatizzazione è avvenuta dopo il 2003 e oggi arriviamo a quasi 5000 allievi, ma non può essere la scuola di chi non sa bene cosa fare nella vita. Dall’Accademia sono usciti tanti grandi artisti, che hanno segnato la storia d’Italia ed altrettanti formidabili docenti.

Certo, rimaniamo un brand di successo, anche se manca un’effettiva autonomia e, in quanto Scuola Napoleonica, avremmo bisogno di uno statuto speciale come la Normale di Pisa.

E il mercato dell’arte oggi?

“È’ variegato, c’è un po’ di tutto, anche se il sistema dell’arte internazionale è decisamente pilotato e paragonabile a quello finanziario”.

Di Francesca Lovatelli Caetani

Photo Credits: Excellence Magazine

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