23rd

Ottobre

Da House of Gucci all’attico dei Gucci

Le riprese del film House of Gucci diretto dal regista Ridley Scott sulla storia di Maurizio Gucci e della moglie Patrizia Reggiani hanno riacceso l’attenzione sulle vicende di questa famiglia.

Chiunque, a Milano, sia transitato per la centralissima piazza San Babila, non ha potuto esimersi dal volgere lo sguardo verso il rigoglioso giardino ubicato in cima ad uno dei palazzi che si affacciano sulla piazza.

Ebbene tutti sanno che quello è l’attico dei Gucci, ma pochi ne conoscono la storia.

Ho intervistato Ivan Drogo Inglese, Presidente Assocastelli che ha visitato questa casa nel 2012. All’epoca la residenza di Drogo Inglese si trovava a pochi passi di distanza, in via Borgogna.

Si accedeva dall’ingresso di galleria Passarella (nell’800 in quella zona fu demolita la chiesa di Santa Maria della Passarella), molto riservato, e si saliva tramite uno dei due ascensori che portava direttamente all’interno.

L’immobile già da tempo non veniva utilizzato. Ciò che lo colpì fu l’immenso salone con vetrate luminosissime. Poi si saliva sulla grande terrazza. Il prato all’inglese, gli alberi di alto fusto, una piscina e una grande Jacuzzi.

Tre piani per complessivi 1800 mq di superficie calpestabile.

Pare che la famiglia Gucci avesse acquistato l’immobile a metà degli anni ’70. Poi rimase intestato ai fratelli Aldo e Rodolfo Gucci e infine ai loro eredi. Per breve tempo una parte fu occupata Maurizio Gucci e dalla moglie Patrizia Reggiani (colei che ne commissionò l’uccisione). Più che una abitazione è sempre stata una casa di rappresentanza pronta ad affascinare e sbalordire gli illustri ospiti che avevano il privilegio di visitarla.

Dalla terrazza gli ospiti salivano per ammirare lo sky line della Milano dell’epoca: le guglie del Duomo, la terrazza Martini, Torre Velasca, ma ovviamente si vedeva bene anche il Castello Sforzesco e il Pirellone.

In piena pandemia, fu il manager di uno dei più importanti intermediari immobiliari italiani ad informare Ivan Drogo Inglese che forse le trattative di vendita si erano concluse.

Ad acquistarlo non un arabo, non un cinese e tantomeno un russo, bensì un indiano. Rishal Shah fondatore e proprietario della multinazionale indiana Jekson Vision che opera nel settore farmaceutico e che ha interessi anche nel mercato italiano.

Pare che Mr. Shah, che frequenta Milano, avesse necessità non soltanto di una base ma ritenesse interessante l’investimento.

E a proposito di terrazze, quando scoppiò la vicenda di Terrazza Sentimento dell’imprenditore Roberto Genovese, molti collegarono la terrazza di piazza Santa Maria Beltrade con quella decisamente più prestigiosa di piazza San Babila. Ma l’abissale differenza di frequentazioni e soprattutto di stile non le rendeva minimamente paragonabili.

Nel loro attico i Gucci, fino alla metà degli anni ’80, ricevettero il jet set milanese, che all’epoca rappresentava anche il gotha internazionale.

Qui passarono tutti: da Gino Bramieri a Mike Bongiorno, i sindaci Carlo Tognoli e Paolo Pillitteri erano di casa, Bruno Tabacci quando guidava la Regione Lombardia, Corrado Agusta, Carlo Riva (quello dei motoscafi), lo stilista Elio Fiorucci che proprio in galleria Passerella aveva la sua celebre boutique.

Parlando della “Milano da bere” una curiosità, uno dei piani che compongono l’intera proprietà, per lungo tempo è stata la sede amministrativa e commerciale del colosso Coca Cola.

L’edificio fu ultimato alla fine degli anni ’50 su progetto dell’architetto Luigi Mattioni (lo stesso che progettò la torre di piazza Diaz conosciuta come terrazza Martini). A volerlo la Generale Immobiliare guidata dal cavalier Roberto Gualdi mentre a realizzarlo fu l’impresa Grassetto di Padova. Alcuni appartamenti dell’immobile furono acquisiti da una società immobiliare che vide tra i suoi soci il conte Corrado Agusta ed altri nomi della finanza milanese. Poi passò ai Gucci che investivano i proventi delle loro attività nel settore immobiliare. 

Agli inizi degli anni duemila l’intera proprietà passò ad una società immobiliare piemontese che però iniziò un lungo contenzioso con il condominio per le spese non pagate. Ed infine la vendita.

Gli immobili non sono eterni e soprattutto non lo sono i loro proprietari. Ma, come sovente ricordo, parte delle loro energie pervadono le mura in modo indelebile.

Ivan Drogo Inglese è stato amministratore di società operanti nel settore finanziario e immobiliare. Attualmente è presidente di Assocastelli e Assopatrimonio e docente al master di heritage management all’Università Iulm di Milano.

di Francesca Lovetelli Caetani

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