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Aprile

Stop ai caloriferi ma non per tutti

L’inverno stenta a finire ma lo stop ai caloriferi a Milano è arrivato lo scorso weekend, con però alcune eccezioni. Da sabato 8 aprile, a Milano non è più consentito accendere i termosifoni nelle abitazioni private, nonostante all’esterno, specie la notte, la temperatura non sia delle più gradevoli. 

C’è però chi può ancora tenerli accesi, come si legge in una nota del Comune: “Fanno eccezione gli edifici adibiti a ospedali, cliniche, case di cura per minori, anziani, fragili, scuole dell’infanzia e asili nido, attività industriali e artigianali con specifiche esigenze tecnologiche o di produzione, impianti adibiti a piscine, saune e simili, sedi delle rappresentanze diplomatiche e di organizzazioni internazionali”.

E pensare che Palazzo Marino aveva tardato lo scorso anno l’accensione dei riscaldamenti, posticipandola, visto il tema mite, al 3 novembre nelle abitazioni private e al 7 novembre negli uffici pubblici. 

“Con la fine della stagione termica e il conseguente spegnimento degli impianti, l’amministrazione comunale riapre dal lunedì al venerdì le cinque sedi di uffici comunali che, in un’ottica di risparmio energetico, dal 3 novembre scorso, aveva scelto di tenere chiuse per un giorno a settimana, il venerdì. Si tratta delle sedi di via Durando 38, via Bergognone 30, via Pellico 16, via Sile 8 e via Vico 18, in cui lavorano complessivamente circa 2.340 risorse”, ha annunciato l’Amministrazione comunale milanese.

Di Antonello Leo

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Iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 2012 come Pubblicista, collabora da anni con numerose testate locali, occupandosi prevalentemente di cronaca e politica. Laureato in comunicazione all’Università Cattolica di Milano, si specializza in Marketing nel 2015 con un master in Bocconi iniziando così a lavorare stabilmente per diverse multinazionali. Innamorato del Brasile, è grande conoscitore della realtà e della cultura verdeoro. E’ molto impegnato nel sociale: ha infatti fondato nel 2012 un’associazione benefica che sostiene progetti socio-educativi nelle favelas di Rio de Janeiro, la sua seconda città dopo Milano.

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